martedì 18 maggio 2021

Editing e correzioni

 

Quando si finisce di scrivere un testo, bisogna correggerlo.

Se lavoriamo da soli, possiamo farlo da soli. Altrimenti, affidiamolo a un altro.

L’ideale sarebbe riuscire a fare entrambe le cose, ma spesso “tempus fugit”.

 

Attivate il correttore automatico (F7 o un comando). Ma ricordate che è una macchina e quindi state attenti a non correggere cose giuste. Ad esempio, se non conosce una parola, ve la segnala come errore. Spesso vi dà dei suggerimenti. Sicché, se  lo usate male, rischiate di mettere una parola che non c’entra.

Oppure, vi sconsiglia di far iniziare una frase con una congiunzione. Ma noi sappiamo che a volte è concesso: lo ha detto anche l’Accademia della Crusca.

Quando lavoravo al giornale il mio caporedattore mi ha insegnato che è meglio correggere su cartaceo, soprattutto se il testo è abbastanza lungo (anche 2000 battute).

Un altro problema delle correzioni è che si rischia di vedere gli errori all’ultima riga e di non vedere quelli che il lettore nota prima, cioè quelli nel titolo e simili.

 

Invece, l’editing dei libri è un po’ diverso dalla correzione. Certo, non può prescinderne, ma va oltre. Il suo scopo è rendere il testo quasi perfetto. Ho aggiunto quasi perché ci sarà sempre un po’ di insoddisfazione. C’è sempre il pensiero che si sarebbe potuto fare meglio. Ma a un certo punto bisogna dare l’ultima lettura e scrivere alla redazione “visto si stampi”.  Lo deve fare l’autore.

Il più delle volte l’editor segnala le criticità all’autore per fargliele correggere. Si instaurano così un dialogo a distanza e una sinergia.

Il  problema è che gli scrittori si innamorano dei propri testi e li reputano perfetti.

Gli editor  devono capire i fattori cui un autore tiene di più.

 

 

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